Secondo la tradizione comune, che non abbiamo alcun motivo di contraddire, la raccolta dei 64 esagrammi ha origine con il re Wen (1152 – 1056 aC), capostipite della dinastia Chou. Si dice che questi abbia aggiunto brevi giudizi agli esagrammi mentre si trovava prigioniero del tiranno Chou Hsin. Il testo relativo alle singole linee ha origine da suo figlio, il duca di Chou. Il libro in questa forma intitolato “I Mutamenti di Chou (Chou I)”, era in uso come oracolo per tutto il periodo Chou, come è dimostrato da numerosi documenti antichi.Questo era lo stato del libro al momento in cui Confucio (551-779 aC) vi venne a contatto. In tarda età gli dedicò uno studio intenso, ed è molto probabile che il Commento sulla Decisione (T’uan Chuan) sia opera sua. Pure il commento sulle immagini risale a lui, anche se meno direttamente. Di un terzo trattato, un commento molto prezioso e molto dettagliato sulle singole linee nella forma di domande e risposte, compilato dai suoi allievi o dai suoi successori, sono sopravvissuti solo alcuni frammenti.
Tra i seguaci di Confucio, a quanto pare, sembra sia stato principalmente Pu Shang (Tsu Hsia), ad adoperarsi per diffondere la conoscenza del Libro dei Mutamenti. Con lo sviluppo della speculazione filosofica, come risulta dal Grande Apprendimento (Ta Hsueh) e dalla Dottrina del Giusto Mezzo (Chung Yung), la filosofia confuciana esercita un’influenza sempre maggiore sull’interpretazione del Libro dei Mutamenti. Intorno al libro cresce una vasta letteratura. Frammenti della quale – alcuni risalenti a un periodo molto antico e altri a periodi successivi – si trovano nelle cosiddette Dieci Ali, che si differenziano nolto sia nel contenuto che nel valore intrinseco.
Dall'introduzione di Richard Wilhelm al "Libro dei Mutamenti"

Alcuni giorni fa è apparso sulla Repubblica (5 febbraio 2014) la notizia che il il presidente cinese Xi Jinping ha messo al bando il Feng Shui e altre pratiche del pensiero magico-energetico della tradizione cinese, tacciandole di superstizione e accusandole paradossalmente di deriva occidentale. Sembra un ritorno alla rivoluzione culturale maoista aggiornata però allo spirito futurista-capitalista che guida al momento questo grande paese.

I libri sull'arte di disporre lo spazio secondo le leggi dell'energia terrestre sono stati proibiti insieme ad ogni altra pubblicazione che tratti di numerologia o di chiromanzia, così  rischiano anche di chiudere i corsi universitari di medicina tradizionale cinese. Certo la cultura popolare cinese, che mi ricorda spesso quella napoletana, è molto incline alla superstizione. Basti pensare all'uso di evitare di numerare i piani dei grattacieli che corrispondono ai numeri ritenuti sfortunati (il 4, il 13 e il 14).

Ma con questo censure governative si disconosce anche un ricchissimo patrimonio di conoscenza millenaria specifico del pensiero orientale, che andrebbe piuttosto rivalutato e aggiornato scientificamente per la sua capacità di riportare l'uomo in equilibrio con la natura.

Consiglio la lettura del blog di Marta Tibaldi, una analista Junghiana, che riflette sull'argomento dal punto di vista simbolico.

http://martatibaldi.blogspot.it/2014/02/superstizione-o-pensiero-correlativo.html 

 

Una crisi (dal greco κρίσις, decisione) è un cambiamento traumatico o stressante per un individuo, oppure una situazione sociale instabile e pericolosa.

(wikipedia)

 

crì-si

Momento difficile, forte turbamento dal greco: [krisis] scelta, da [krino] distinguere.

Dal decorso di una malattia alla vita di un governo, dal turbamento davanti a certi problemi ad una ciclica patologia dell'assetto economico, la crisi riempie i nostri discorsi. E non è un male.

Certo, non pare una parola simpatica. Rappresenta un momento difficile, duro, spiacevole, e se ne farebbe volentieri a meno. Ma ciò che la sua saggia etimologia ci racconta è che la crisi altro non è che un momento di scelta, di decisione forte. Di rado capita che parole tanto potenti si ritrovino ad essere allocate tanto bene nella nostra lingua: ciò che possiamo fare, usandola come comunque faremmo, è solo ripulirla dal connotato pessimista che si concentra sul dolore o su un venturo esito funesto. Le crisi esistono e sono una delle infinite cifre della vita.

Dicono che l'ideogramma cinese per 'crisi' sia composto dai segni che rappresentano 'pericolo' e 'opportunità'. È una baggianata. Ma quello che è vero è che, senza andare oltre la propria lingua, la crisi già rappresenta pericolo e opportunità. La crisi è la scelta che, volenti o nolenti, si è chiamati a fare.

(unaparolaalgiorn.it)

 

"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere 'superato'.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell'incompetenza. L' inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."

 

(tratto da “Il mondo come io lo vedo”1931 ALbert Einstein).

L'intervista di "Uomini e Profeti" (Radio 3) ad Augusto Shantena Sabbadini del 12 febbraio 2011.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2897fd49-c706-46ee-ae33-cd46a21a1666.html

Sabadini è uno dei maggiori studiosi italiani dell'I Ching e il cotraduttore dell'edizione dell' I Ching di Eranos. 

Il Libro funziona come una sorta di specchio, uno strumento maieutico, che nel gioco di domanda e risposta esplora e ricava senso dalla nostra conoscenza più profonda.

dal Vocabolario on line Treccani.it

 
maièutica s. f. ([dal gr. μαιευτικ (τέχνη), propr. «(arte) ostetrica», «ostetricia», der. di μαα «mamma, levatrice»]. – Termine con cui viene generalm. designato il metodo dialogico tipico di Socrate, il quale, secondo Platone (dialogo Teeteto), si sarebbe comportato come una levatrice, aiutando gli altri a «partorire» la verità: tale metodo consisteva nell’esercizio del dialogo, ossia in domande e risposte tali da spingere l’interlocutore a ricercare dentro di sé la verità, determinandola in maniera il più possibile autonoma.